venerdì 7 novembre 2025

Mystara News: Primavera 1006DI

 

I Nomadi del Deserto invadono Darokin
Con un attacco a sorpresa le forze del Sovrano hanno raggiunto e conquistato Akesoli in quella che è stata narrato dai fuggiaschi come uno scontro a senso unico. Le guarnigioni di Hule si sono avvicinate rapidamente protette da una innaturale bufera di sabbia rossa, in modo del tutto analogo a quello che fu riportato l’anno scorso, quando espugnarono la capitale di Sind. 
Il Cancelliere Corwyn Mauntea ha reagito dichiarando lo stato di guerra e indicendo una conferenza a Darokin City a cui sono stati invitati a partecipare tutti i reggenti dei regni vicini. Molte delle gilde e casate commerciali della repubblica si sono affrettate a rassicurare i propri committenti, dichiarando piena fiducia nella sicura e vittoriosa reazione dell’esercito della repubblica, a fronte delle visibili ripercussioni dell’invasione sul commercio.

Alphatia avanza sull’Isola dell’Alba
I primi movimenti della guerra vedono l’impero alphatiano procedere senza intoppi sull’isola dell’Alba. Le difese thyatiane non sembrano essere all’altezza della loro secolare reputazione. In poche settimane gli alphatiani hanno aggirato la fortezza di Kendach e il torrione Rondapantano, per poi conquistare agevolmente Porto dell’Ovest. Poco dopo sono state espugnate anche le due altre due fortificazioni.
Alphatia è meno fortunata nei mari e nei cieli. Il provvido intervento di alleati e alcune tattiche dell’ultimo minuto hanno salvato la marina imperiale thyatiana, strategicamente spiazzata, dall’essere messa in rotta, impedendo così agli alphatiani di superare sia a sud che a nord l’isola dell’Alba.
Le navi volanti alphatiane, impiegate in numero modesto a causa dell’incendio di Aasla dell’anno scorso, non sono riuscite ad imporre la propria superiorità contro la Flotta Retebius, che tuttavia non è stato in grado di impedire i successi terrestri degli alphatiani.

Casa di Roccia interviene ad Ethengar
Migliaia di nani in assetto da battaglia hanno attraversato la valle Styrdal e raggiunto le steppe di Ethengar, ingaggiando dove possibile l’orda che da mesi sta mettendo a ferro e fuoco il regno del Khan. Re Everast XV ha presumibilmente ordinato l’intervento del contingente, chiamato Forza Nanica di Spedizione, per mettere un freno alla piaga umanoide. Non risulta che tale azione sia dovuta ad un qualche tipo di patto o alleanza tra Casa di Roccia e il Khan. 

L’ordine dei cavalieri Heldannici alla conquista dell’estremo nord
I Cavalieri Heldannici, fedeli ai dettami di Vanya, sembrano essere perfettamente a loro agio in questo nuovo mondo in guerra. L’ordine religioso non ha perso tempo, ha ingaggiato la marina alphatiana nello stretto di Helskir e si è subito proiettato oltre i propri confini verso il Norwold. A farne le spese è stata la città di Approdo, subito arresasi all’arrivo delle forze heldanniche. L’ordine puntava a catturare il governatore Lernal, fratello minore del re del Norwold e figlio dell’imperatrice Eriadna, ma è risultato irreperibile, forse fuggito dalla città anzitempo.
I cavalieri sono anche impegnati a portare sotto il proprio controllo tutta la regione meridionale del Norwold che rivendicano come naturale parte del proprio territorio. Voci riportano che le forze locali stiano abbandonano i villaggi per rifugiarsi tra le montagne e i boschi e continuare da lì a resistere agli invasori.

martedì 4 novembre 2025

Il Diamante d'Occidente

 

“Sicura di non voler provare?” Aronos la osservava attraverso la botola dall’alto del piano superiore, il suo sguardo tra lo speranzoso e il canzonatorio.
“Per l’ennesima volta, grazie, ma no, grazie” rispose Kara, cercando di non perdere il conto di quali missive avesse registrato e quali no. “Quella roba non fa per me. Mi fa solo tossire.”
“Sono errori da novizio” rincarò lui. “Poi è solo aroma”,  disse sbuffando alcuni cerchi fumosi nel tentativo di impressionarla, tuttavia ignorando lei non potesse vederli dalla sua posizione. “Dico solo che è una bella giornata. Dovresti rilassarti un po’. Oggi la brezza porta pure l’odore del lago.”
Quella osservazione fece sorgere un sorriso sardonico sul volto di Kara. “Odore? Di che? Di melma?”
“Ehi!” rispose risentito Aronos. “Porta rispetto al grande lago. Sei sempre ospite del diamante d’occidente”.
Kara emise una mezza risata. “Sono stata a Port Tenobar e ad Athenos. Il mare è un’altra cosa. Ma sì, Akesoli ha il suo fascino.” gli concesse.
Aronos rimuginò un po’ sulla risposta. Evidentemente soddisfatto, spostò il discorso. “Avrai visto un sacco di posti grazie al tuo incarico…”
“Mah…” rispose lei, spostando carte e senza nemmeno alzare la testa. “Sono stata in quasi tutto il meridione, terre di confine comprese.”
“Deve essere eccitante”.
“Fare il corriere militare? Stai sempre col culo sul cavallo. Ti fermi pochissimo, spesso in fortilizi sperduti e stai sempre a litigare coi registri. Dal mio punto di vista stare nella guardia cittadina ha i suoi vantaggi. Ma che vuoi fare? Questo passa Asterius”.
“Oh, beh. Noi ramaioli dobbiam tutti far gavetta.” concluse Aronos. Alzò quindi lo sguardo e andò ad affacciarsi al parapetto della torre, stringendo gli occhi per mettere meglio a fuoco. “Forse questa la vuoi vedere. Mi sa che sta arrivando una tormenta da ovest.”
“Ah, sì? Interessante” rispose lei, la sua concentrazione altrove, tra i timbri. Avrebbe anche potuto dirgli che c’era un drago che cantava l’opera.
“E com’è scura. Non capisco se sia un temporale. A volte sul lago se ne fanno così.” Rimuginava Aronos, sempre con un tono di voce abbastanza alto da coinvolgerla.
Fu in quel momento che qualcosa scattò nel retro della testa di Kara. Una stranezza. “Aronos, la tormenta sta arrivando da ovest, giusto?”
“Sì?”
“Ma non avevi detto che c’era brezza dal lago, dalla parte opposta?”
“Sì, la sento pure adesso. Ma che vuol di-”.
La voce della giovane guardia venne interrotta da un boato seguito da un feroce ululare. La tempesta era già su di loro. Kara ebbe un sussulto. Guardò su, verso la botola e vide che la luce aveva ora una bizzarra tonalità cremisi.
“Aronos, forse è meglio che scendi.” gridò Kara verso l’alto, sperando di riuscire a sovrastare il furore del vento. Non ricevendo risposta, mise una mano sulla scala a pioli, e provò di nuovo. “Aronos? Aronos!? ARO-” Una forma piombò giù dalla botola, sfiorandola quel tanto che bastava per farla indietreggiare d’istinto, e colpì il pavimento con un tonfo sordo. Kara ebbe un momento di confusione, prima di essere investita dall’orrida realtà. Ai suoi piedi, investito dall’anomala luce che filtrava dalle finestre, giaceva Aronos. Il suo corpo pieno di ferite e abrasioni, le sue vesti lacerate e ricoperte di sabbia rossa, i suoi occhi privi di vita.
“Cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo!” disse di getto mentre si lanciava giù dalle scale, in cerca di qualche superiore. Scese piano dopo piano, nella speranza di trovare un senso a ciò che era appena accaduto.
Alla base della torre la situazione era di puro allarme. Una mezza dozzina di guardie stava prendendo stocchi e picche dalle rastrelliere, o allacciandosi i corpetti di cuoio, sotto le urla del sergente di guardia. Kara gli si parò di fronte. “Che succede? La guardia su…”. 
Il sergente con una faccia che sembrava tagliata nella pietra le rispose lapidario “Succede che la città è sotto attacco. Hai un’arma, ragazza? Sai combattere?” Kara annuì ancora stordita dagli eventi. Una mano sull’elsa del suo stocco. “Bene” fece il sergente. “Una spada in più fa sempre comodo.” 
“Un momento. La sabbia della tempesta… è letale.” ammonì Kara.
“Qualunque sortilegio stiano usando non arriva fino alla strada” la rassicurò il sergente, indicandogli l’uscio della torre dove già si vedevano le guardie che andavano a disporsi dietro la pesante porta di legno rinforzato. 
Kara sgattaiolò fuori guardinga. In cielo la tormenta continuava. Da una certa altezza, intorno al terzo piano dei palazzi, ingolfava tutto di sabbia rossa mulinante. Si dette un’occhiata intorno. Per la strada la gente andava a rintanarsi nei palazzi. Alcuni commercianti stavano tirando dentro le merci in fretta e furia, mentre i più pavidi, o i più accorti, si erano dileguati lasciando i banchi così com’erano. Kara, si posizionò vicino all’angolo con un vicolo e sguainò il suo stocco mentre alcuni metri avanti a lei, le guardie si stavano disponendo intorno alla porta. Le sommità delle torri non erano disponibili, sferzate dalla tagliente bufera, bisognava trovare altri modi per combattere i misteriosi nemici. Fu a quel punto che la porta esplose. Non come una palla di fuoco, che Kara aveva visto dal vivo almeno un paio di volte, ma come cede qualcosa colpito da una mazza. Pezzi di legno saltarono tutt’intorno, come lo sbocciare di un fiore di schegge. Qualcosa, grande come due carri, emerse da quel fiore. Le sue grandi ruote grigie facevano il rumore delle macine di un mulino. Travolse e sbalzò via le guardie come se nemmeno ci fossero. Passò molto vicino a Kara. Lo spostamento d’aria la buttò a terra, facendogli battere la testa. 
“Alzati, Kara. Alzati.” disse a sé stessa e si rimise in piedi, una mano sull’angolo dell’edificio e un’altra a toccarsi la nuca, sentendo l’umido del suo sangue. Qualunque cosa fosse quell’affare, stava ora tirando dritto per la strada principale. Kara non ebbe nemmeno il tempo di vedere se ci fossero superstiti tra le guardie. Un incessante e preponderante rumore di zoccoli al galoppo invase l’area. Ebbe l’accortezza di schiacciarsi sulla parete dell’edificio, coperta dall’angolo. Uno, due, quattro, dieci, decine. Coperti di neri vesti. Scimitarre sguainate. Predoni.
“Ai demoni tutto.” pensò. “Devo andar via di qui”. Raccolse lo stocco e s'inoltrò nel vicolo. Lì i cavalli non potevano entrare. 
La porta sud, dove aveva lasciato il suo destriero era a circa un miglio di distanza. Non c’era niente di certo. Per quanto ne sapesse, poteva già essere caduta anche quella. Ma non aveva scelta, poteva solo andare avanti. Si tenne nelle strade più strette fintanto che poteva, cercando di orientarsi alla buona in una città che conosceva poco. Fortunatamente in giro non c’era nessuno. O almeno così pensava. Un uomo, con uno scrigno in braccio era stato fermato da due bugbear. “Anche questi mostri?” pensò Kara, trattenendo lo schifo e cercando di non farsi vedere. I due rozzi umanoidi dai grandi occhi sembravano soli. Uno dei due spinse l’uomo a terra. Lo scrigno carambolò a terra, aprendosi e spargendo daro d’oro. Kara non aveva nessuna voglia di fare l’eroina, ma erano proprio in mezzo. I bugbear sembravano incantati dalla cornucopia di denari. L’uomo a carponi la vide e incrociò il suo sguardo. Kara gli fece un cenno e, sperando che capisse, balzo fuori brandendo lo stocco con due mani, come un pugnale, e trapassando la gola del bugbear più vicino. Il suo ghigno di trionfo si spense subito: lo stocco era rimasto incastrato nel collo dell'umanoide. L’altro umanoide, senza un minimo di esitazione, si girò verso di lei, alzando la pesante ascia. E poi, con un guaito, si accasciò.
L’uomo aveva capito, e gli aveva reciso entrambi i tendini con una daga. Kara mise un piede sul petto del suo bugbear, fece forza, estrasse lo stocco e lo usò per finire l’altro.
“Grazie per l’aiuto. Credevo di essere spacciato.” disse l’uomo, ancora a terra, rastrellando monete con entrambe le braccia.
“Sto andando alla porta sud. Sai com’è la situazione?” lo interrogò Kara.
“No, non lo so. Io vado al porto.” L’uomo si ritenne soddisfatto della sua opera di recupero, raddrizzò lo scrigno e lo chiuse.
Kara voleva dire quanto le sembrasse assurdo imbarcarsi con una tormenta in corso, ma valutò di aver fatto abbastanza per guadagnarsi l’arcadia. 
Si fece confermare dall'uomo la direzione per la porta e lo lasciò allontanarsi con le sue ricchezze. “Un aureo?” pensò. “No, avrebbe avuto le sue guardie. Probabilmente solo un argentiere senza il senso del pericolo”. Senza perdere altro tempo, scattò verso la sicurezza dei vicoli.
Quando giunse alla porta sud tirò un sospiro di sollievo. La porta era ancora presidiata dalle guardie cittadine. Delle rudimentali barricate erano state erette usando carri e banchi di legno, indice che era chiaro che il nemico sarebbe arrivato anche dall’interno della città. 
La riconobbero quasi subito. D’altronde era la fortificazione da cui aveva iniziato il suo giro. Il suo destriero, le dissero, era ancora lì, sano, salvo e rifocillato. Stavano per portarla alla stalle quando fu raggiunta da un uomo in alta uniforme. Il capitano delle guardie! 
“Signore!” disse ritrovando tutta la forma militare. 
“Soldato, sta lasciando la città?” gli fece lui perentorio.
Kara venne colta da improvviso imbarazzo. “Stava abbandonando la sua gente al loro destino invece di aiutarli?”. Non riuscì a proseguire col suo pensiero. Si udì un sibilo, uno schiocco, e una guardia poco distante da loro si accasciò. Un altro sibilo, un altro schiocco. Questa volta una freccia si appuntò su una delle barricate. Altri sibili e altri schiocchi, in crescendo, come lo scatenarsi della pioggia.
Due guardie alzarono gli scudi a protezione di Kara e del capitano, il quale li condusse più in profondità della fortificazione. Si fermarono davanti alla pesante porta, gemella di quella saltata ad ovest, aperta quel tanto che basta per fare passare una persona a cavallo. E lì, pronto e sellato, il suo destriero.
Kara capì che quello del capitano non era un rimprovero, era una speranza. 
Salì in groppa. Alle sue spalle, le guardie lottavano contro una marea montante di umanoidi. Guardò il capitano. “Signore, ma voi… la guardia…”.
“La guardia è dove deve stare”. Rispose lui. “Tu vola, ragazza. Vola! Devono sapere! Avverti tutti!”
“Tutti, signore?”
“Tutti. Le Contee, gli elfi, Glantri, Karameikos. Siamo tutti in pericolo.” e senza aggiungere altro colpì il cavallo di Kara, facendolo partire al galoppo.
Per le prime miglia non ebbe nemmeno la forza di girarsi. Quando lo fece, vide Akesoli, il diamante d'occidente, oppressa nella morsa della terribile bufera cremisi.
“Tutto l’aiuto possibile… Ma chi può fermare una cosa simile?”

(Immaginate che ci sia scritto Gruppo Storico. Ho provato con l'IA, ma mi ha portato a spasso senza frutto)

giovedì 16 ottobre 2025

Non vi si può mai lasciare soli (Karameikos in Fiamme, parte 1)

 

Data di gioco: 11 Yarthmont [5] 1003 DI - 15 Yarthmont [5] 1003 DI
Data reale: Maggio 2013 - Agosto 2013
Fonte: creazione del GM
Formazioni: 6.1
Antefatto: intrappolati per 6 mesi nella distorsione temporale di un castello alphatiano, il gruppo rientra a Specularum con i soliti mezzi magici. 
Motivazione: Inizialmente semplicemente tornare a casa, poi capire cosa sia successo a casa.
Svolgimento: l’azione riprende direttamente da dove avevamo lasciato i nostri eroi l’avventura precedente, nel confortante atto che chiude e suggella la maggioranza delle loro imprese: il teletrasporto a casa. 
Nel mondo reale nel frattempo erano passati più di 6 mesi. Il tempo necessario perché completassi con la mia proverbiale celerità il capitolo successivo della campagna
Insomma, Sweet Home Specularum. Questa volta, però, l’anelito al riposo e alla familiarità viene subito infranto. Il gruppo riappare in un ambiente che è chiaramente la stanza laboratorio di Aleksiev a Castel Karameikos, ma questo è tutto ciò che rimane. La stanza è completamente spoglia, le finestre sono state murate e rimane solo una stretta e sbarrata feritoia orizzontale, la porta di legno è stata sostituita da una completamente di metallo. Come se non ciò non fosse abbastanza, la stanza è completamente permeata da un campo anti-magia, rendendo vano qualunque ausilio magico (Sì, lo so. Non ci si può teletrasportare dentro un campo anti-magia. Ma stavamo usando le regole dell’Hero System all’epoca, e per come avevo formalizzato certe cose, si poteva fare).
I nostri eroi non si perdono d’animo e, come è loro consuetudine, prima di usare le maniere forti, decidono di usare quelle fortissime, quindi si scagliano con tutto ciò che hanno contro la porta. Ma è tutto inutile. Privi di magia non riescono a scalfirla. Facendo un gran baccano riescono ad attirare l’attenzione di una guardia che gli conferma con scherno che sono in prigione per volontà del Duca in quanto traditori della corona. Spiazzati ancora di più, si ricordano del richiamo per le tortorelle di Scintilla e lo usano per inviargli un messaggio. 
Le ore passano con il loro carico di domande per questa situazione anomala. A sera inoltrata, Aleksiev e Frollo vengono convocati dal Duca. Uno Stefano III insolitamente cupo accoglie freddamente i due. Li mette al corrente di un tradimento da parte della duchessa e da Adriana senza scendere nei dettagli. Aleksiev e Frollo in ceppi provano ad argomentare e capire, ma il duca spazientito non sembra volerli ascoltare. Mette mano sull’elsa della sua spada, come a volerla estrarre. Solo l’ingresso improvviso del castellano Garnelios lo interrompe. Principe e mezzuomo vengono riportati in cella.
Sarà lo stesso castellano a liberare il gruppo passata la mezzanotte, dicendogli di seguirlo se vogliono vivere. Garnelios riesce a portarli fuori aggirando in modi più o meno evidenti le guardie. Fuori li attende una carrozza e Scintilla in persona. Il re dei ladri ha ordito rapidamente tutto questo dopo aver ricevuto il loro messaggio. Garnelios è un suo alleato in questi tempi bui. La carrozza li porterà in un luogo sicuro e ora sono da considerarsi pari dopo gli avvenimenti della volta scorsa. Detto questo, Scintilla si dilegua mentre la vettura scarroccia per le vie di Specularum fino ad arrivare alla dimora del Ministro Bartran Cordelius. E qui devo fare ammenda, essendo incappato nella classica cecità da master di non capire che avere due PNG con nomi molto simili così ravvicinati avrebbe generato quel classico misto di ilarità e confusione. Tant’è che ancor’oggi i giocatori si confondono tra Garnelios e Cordelius, se non proprio li mischiano o ne inventano di assonanti.
Il rotondo e noioso ministro accoglie i nostri eroi e li mette al corrente di tutto ciò che è accaduto in loro assenza. Qualche giorno dopo la loro partenza, precipitano le condizioni del patriarca Jowett della Chiesa di Karameikos, che già da qualche tempo soffriva di una strana debolezza, che poco dopo muore. L’elezione per il nuovo patriarca vede contrapporsi due candidati di filosofia opposta: Halaran e Oderbry. La spunta Oderbry, grazie al voto a sorpresa di un vescovo che tutti davano per sostenitore dell’avversario e che poi scompare. I sostenitori di Halaran chiedono di sospendere l’elezione fino a che non si sia accertato che fine abbia fatto il vescovo, ma Oderbry li accusa di voler interferire con un voto regolare e procede alla propria investitura. Il nuovo patriarca mette subito in atto una nuova dottrina sciovinista e discriminatoria. Halaran e i suoi sostenitori disobbediscono. Oderbry chiede al Duca di intervenire ma Stefano rimane neutro. Allora Oderbry ritira il cappellano ducale dal castello e decide di fare da sé, scomunicando Halaran e tutti i suoi. E’ scisma. Le due fazioni si fanno chiamare Ortodossi, i fedeli ad Oderbry, ed Eterodossi, i fedeli ad Halaran, La tensione sale e gli scontri tra le due fazioni aumentano in tutto il regno. Nel frattempo il Duca comincia a comportarsi stranamente. Afferma di aver ricevuto notizie della ricomparsa di Aleksiev e compagni sull’Isola del Terrore e invia Hyraksos a cercarlo con una spedizione di cui non si è più saputo nulla. Successivamente i suoi giudizi diventano mano a mano sempre più palesemente parziali nei confronti dei traladarani. Quando Cordelius glielo fa notare, Stefano lo licenzia e lo sostituisce con un suo sottoposto traladarano. Ma saranno gli avvenimenti di Kelvin a far precipitare definitivamente le cose. I cavalieri dell’Ordine del Grifone della città si ribellano al barone Desmond, eterodosso, e lo uccidono. La guardia cittadina, guidata da un misterioso nobile locale noto solo come “Il Conte”, reagisce trucidando tutti i cavalieri ed eleggendo il Conte per acclamazione. Giunta la notizia a Specularum, Stefano decide di riconoscere l’autorità di questo Conte e, quando la duchessa chiede spiegazioni, la fa imprigionare insieme al resto della famiglia. Sarà solo grazie al sacrificio di Teldon e di Alexius Korrigan che la duchessa e i suoi tre figli riescono a lasciare la capitale, e dopo varie peripezie, riparare a Thyatis. Viene fatta girare la menzogna che la duchessa volesse usurpare il trono del marito e da allora il Duca ha cominciato a regnare in modo sempre più parziale e intransigente. Insomma, il regno è spaccato e in preda al caos. Altro, il povero burocrate non sa dirgli, se non che Adriana Karameikos sia rientrata da Thyatis con dei rinforzi  e si sia attestata a Rugalov con una specie di resistenza.
Parzialmente stordito da questo imponente info-dump, il gruppo sceglie di non perdere tempo e partire subito alla volta di Rugalov, visto che i Karameikos di lì, quantomeno, non dovrebbero volere la loro pelle. Riescono ad arrivare giusto giusto ad accamparsi a Krakatos, dove rilevano la diroccata città emani una vaga e diffusa malvagità. Andando via Frollo scorge uno scheletro trasportare una pietra da costruzione, ma non gli dà molto peso.
Malgrado la stanchezza, continuano il viaggio e faticano a riconoscere il granducato a loro caro nella sporadica devastazione visibile intorno a loro: case e locande bruciate, campi abbandonati, cadaveri lasciati esposti vicino alla strada. Durante una breve sosta in uno delle locande superstiti, incappano in un gruppo di quei fanatici dei Figli di Halav armati fino ai denti e che riescono a scrollarsi di dosso solo grazie ad Aleksiev che gioca sulla loro venerazione per il padre. 
Giungono infine a Varna, il possedimento della famiglia Meridion, e qui la tensione si allenta, benché le recenti fortificazioni fanno intuire che i problemi siano arrivati anche qua. La serenità di trovarsi in terre amiche li sprona a procedere a tappe forzate fino a raggiungere Rugalov, anch’essa trasformata in questi ultimi 6 mesi. Qui ritrovano finalmente Adriana, la sorella di Aleksiev, e tutta una serie di inaspettati alleati: i fratelli della duchessa, Claudius e Augustus Prothemian, venuti ad aiutare con i loro reggimenti personali, nonché Damian, il fratello minore del Duca Stefano e appartenente al misterioso corpo dei Forestali della foresta Vyalia. 
Un piccolo inciso, come i più scaltri di voi avranno già intuito dal barocco proliferare di fazioni e famigliari, avevo decisamente tronodispadizzato la campagna. D’altronde ero reduce dalla lettura di tutti i libri usciti all’epoca e la serie TV stava facendo sfracelli. Tuttavia, come leggerete più avanti, non mi ha mai retto la pompa di essere crudele come Martin. Però, almeno io la campagna l’ho finita di scrivere. 🎤🠋
Adriana ragguaglia il gruppo sul resto della situazione. La duchessa è rimasta a Thyatis con Valen, il figlio minore; La Soglia al momento è assediata dalle forze degli Ortodossi e dall’esercito del regno; la baronia dell’Aquila Nera si accinge ad attaccare Luln; Martius, dati i suoi legami con la cittadina, è assente proprio perché è partito qualche giorno prima per dare il suo contributo alla loro difesa. Aleksiev ha giusto il tempo di battibeccare col maggiore degli zii, che intende spingere il suo approccio pragmatico e militare, quando il nano Dwalic lascia cadere lì una frase del tipo “Uh, questa storia di Martius da solo in battaglia mi ricorda il sogno che feci legato alla profezia”. Ricevendo sguardi sbigottiti e incredule domande, il biondo semiumano rincara: “Ah, non ve l’ho mai raccontato? No, mi sa di no.”
Insomma, nel sogno legato alla profezia che aveva spinto Dwalic a cercare il gruppo, c’era un avvertimento, neanche tanto metaforico, che Martius avrebbe fatto una finaccia. Questa infausta, e tardiva, previsione è sufficiente per spronare con ancora più foga Massimo che già voleva riunirsi al fratello. Il resto del gruppo segue, verso Luln. Verso la guerra. 

mercoledì 1 ottobre 2025

Mystara News: Inverno 1005DI

 

E’ guerra! Gli imperi si mettono in marcia. 

L’imperatrice Eriadna ha sconvolto tutto il Mondo Conosciuto con il lungo discorso col quale ha dichiarato guerra ai principati di Glantri come inevitabile conseguenza degli incidenti e delle tensioni cresciute negli ultimi anni. A breve giro, l’impero di Thyatis e i cavalieri Heldannici hanno dichiarato a loro volta guerra all’impero di Alphatia, pur senza confermare una formale alleanza con Glantri. La notizia ha gettato nello scompiglio la maggior parte delle nazioni del continente. Regna l’incertezza mentre le macchine da guerra dei due imperi si risvegliano lente ma inesorabili e i principati si arroccano nelle loro posizioni. I cavalieri heldannici, dal canto loro, hanno subito marciato verso nord, mettendo pressione all’Heldland e alle città libere, con chiara intenzioni di proseguire verso il protettorato alphatiano del Norwold.


L’Orda di Thar invade i khanati di Ethengar

Un’orda come non se ne vedevano da almeno due secoli è sciamata dalle Terre Brulle invadendo le steppe di Ethengar. Erano almeno due decenni che negli ambienti militari del Mondo Conosciuto si discuteva di quanto una nuova aggressione umanoide fosse prossima. Negli ultimi mesi l’intensificarsi degli scontri ai confini delle Terre Brulle avevano fatto intendere che qualcosa stesse succedendo, ma tutti gli occhi erano sempre stati puntati a sud, verso la fertile e ricca Darokin. Gli sporadici resoconti che giungono dai khanati parlano di decine di migliaia di orchetti, goblin e hobgoblin ovunque, con alla loro testa il famigerato Thar. La devastazione sembra per il momento limitata grazie al peculiare stile di vita ethengariano, molto mobile e votato alla battaglia. Le forze del Khan stanno già contrattaccando.


Complotto getta nello scompiglio le Gilde di Minrothad

Agenti sotto copertura infiltrati nella gilda Corser hanno tratto in arresto un uomo accusato di star organizzando un attentato al capogilda regnante Oran Meditor. L’uomo, un glantriano versato nelle arti arcane e dipendente dei Corser da anni, sembrerebbe anche collegato al precedente tentativo di uccidere il capogilda regnante quasi 10 anni prima. Hildric Vendor, il capogilda Corser, ha respinto qualunque insinuazione di coinvolgimento, dichiarando di essere estraneo ai fatti e disposto a farsi scrutinare anche con mezzi magici. Sulla presenza del cospiratore tra i ranghi della sua gilda, ha aggiunto che è normale nella Minrothad odierna affidarsi ad estranei, tant’è che  gli agenti stessi sono forestieri, e che i magistrati farebbero meglio a controllare che non ci siano legami con i regni coinvolti nel conflitto appena scoppiato.


Una grande scoperta genera attriti a Karameikos

Dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi, un'altra questione sembra destinata a disturbare la quiete nell’isolata e industriosa cittadina di La Soglia. Poco prima dell’inizio dell’anno la Gilda dei Maghi era arrivata da Specularum con un folta delegazione seguita da numerosi portatori e uomini di fatica. La curiosità nell’insediamento lacustre salì subito alle stelle, ma nessuno all’interno della spedizione lasciava trapelare nulla sugli obiettivi dei maghi venuti dalla capitale. A rivelare il mistero ci ha pensato la curia locale della Chiesa di Traladara che il giorno della partenza dei maghi, li ha bloccati, impedendogli di lasciare la città. Indiscrezioni vogliono che la Gilda sia intenzionata ad esplorare una valle leggendaria nascosta tra le montagne a nord e scoperta da poco, sembra con l’aiuto degli eroi del regno. Il sacerdote anziano della Chiesa di Traladara ha però dichiarato che quella valle è considerata sacra dai loro immortali e che quindi è loro compito visitarla per primi. Il barone Halaran è intervenuto vietando ad entrambi le parti di proseguire, cosa che è servita marginalmente a raffreddare gli animi. Si prevede che la questione ritorni ad intensificarsi con il disgelo a primavera.