venerdì 7 novembre 2025

Mystara News: Primavera 1006DI

 

I Nomadi del Deserto invadono Darokin
Con un attacco a sorpresa le forze del Sovrano hanno raggiunto e conquistato Akesoli in quella che è stata narrato dai fuggiaschi come uno scontro a senso unico. Le guarnigioni di Hule si sono avvicinate rapidamente protette da una innaturale bufera di sabbia rossa, in modo del tutto analogo a quello che fu riportato l’anno scorso, quando espugnarono la capitale di Sind. 
Il Cancelliere Corwyn Mauntea ha reagito dichiarando lo stato di guerra e indicendo una conferenza a Darokin City a cui sono stati invitati a partecipare tutti i reggenti dei regni vicini. Molte delle gilde e casate commerciali della repubblica si sono affrettate a rassicurare i propri committenti, dichiarando piena fiducia nella sicura e vittoriosa reazione dell’esercito della repubblica, a fronte delle visibili ripercussioni dell’invasione sul commercio.

Alphatia avanza sull’Isola dell’Alba
I primi movimenti della guerra vedono l’impero alphatiano procedere senza intoppi sull’isola dell’Alba. Le difese thyatiane non sembrano essere all’altezza della loro secolare reputazione. In poche settimane gli alphatiani hanno aggirato la fortezza di Kendach e il torrione Rondapantano, per poi conquistare agevolmente Porto dell’Ovest. Poco dopo sono state espugnate anche le due altre due fortificazioni.
Alphatia è meno fortunata nei mari e nei cieli. Il provvido intervento di alleati e alcune tattiche dell’ultimo minuto hanno salvato la marina imperiale thyatiana, strategicamente spiazzata, dall’essere messa in rotta, impedendo così agli alphatiani di superare sia a sud che a nord l’isola dell’Alba.
Le navi volanti alphatiane, impiegate in numero modesto a causa dell’incendio di Aasla dell’anno scorso, non sono riuscite ad imporre la propria superiorità contro la Flotta Retebius, che tuttavia non è stato in grado di impedire i successi terrestri degli alphatiani.

Casa di Roccia interviene ad Ethengar
Migliaia di nani in assetto da battaglia hanno attraversato la valle Styrdal e raggiunto le steppe di Ethengar, ingaggiando dove possibile l’orda che da mesi sta mettendo a ferro e fuoco il regno del Khan. Re Everast XV ha presumibilmente ordinato l’intervento del contingente, chiamato Forza Nanica di Spedizione, per mettere un freno alla piaga umanoide. Non risulta che tale azione sia dovuta ad un qualche tipo di patto o alleanza tra Casa di Roccia e il Khan. 

L’ordine dei cavalieri Heldannici alla conquista dell’estremo nord
I Cavalieri Heldannici, fedeli ai dettami di Vanya, sembrano essere perfettamente a loro agio in questo nuovo mondo in guerra. L’ordine religioso non ha perso tempo, ha ingaggiato la marina alphatiana nello stretto di Helskir e si è subito proiettato oltre i propri confini verso il Norwold. A farne le spese è stata la città di Approdo, subito arresasi all’arrivo delle forze heldanniche. L’ordine puntava a catturare il governatore Lernal, fratello minore del re del Norwold e figlio dell’imperatrice Eriadna, ma è risultato irreperibile, forse fuggito dalla città anzitempo.
I cavalieri sono anche impegnati a portare sotto il proprio controllo tutta la regione meridionale del Norwold che rivendicano come naturale parte del proprio territorio. Voci riportano che le forze locali stiano abbandonano i villaggi per rifugiarsi tra le montagne e i boschi e continuare da lì a resistere agli invasori.

martedì 4 novembre 2025

Il Diamante d'Occidente

 

“Sicura di non voler provare?” Aronos la osservava attraverso la botola dall’alto del piano superiore, il suo sguardo tra lo speranzoso e il canzonatorio.
“Per l’ennesima volta, grazie, ma no, grazie” rispose Kara, cercando di non perdere il conto di quali missive avesse registrato e quali no. “Quella roba non fa per me. Mi fa solo tossire.”
“Sono errori da novizio” rincarò lui. “Poi è solo aroma”,  disse sbuffando alcuni cerchi fumosi nel tentativo di impressionarla, tuttavia ignorando lei non potesse vederli dalla sua posizione. “Dico solo che è una bella giornata. Dovresti rilassarti un po’. Oggi la brezza porta pure l’odore del lago.”
Quella osservazione fece sorgere un sorriso sardonico sul volto di Kara. “Odore? Di che? Di melma?”
“Ehi!” rispose risentito Aronos. “Porta rispetto al grande lago. Sei sempre ospite del diamante d’occidente”.
Kara emise una mezza risata. “Sono stata a Port Tenobar e ad Athenos. Il mare è un’altra cosa. Ma sì, Akesoli ha il suo fascino.” gli concesse.
Aronos rimuginò un po’ sulla risposta. Evidentemente soddisfatto, spostò il discorso. “Avrai visto un sacco di posti grazie al tuo incarico…”
“Mah…” rispose lei, spostando carte e senza nemmeno alzare la testa. “Sono stata in quasi tutto il meridione, terre di confine comprese.”
“Deve essere eccitante”.
“Fare il corriere militare? Stai sempre col culo sul cavallo. Ti fermi pochissimo, spesso in fortilizi sperduti e stai sempre a litigare coi registri. Dal mio punto di vista stare nella guardia cittadina ha i suoi vantaggi. Ma che vuoi fare? Questo passa Asterius”.
“Oh, beh. Noi ramaioli dobbiam tutti far gavetta.” concluse Aronos. Alzò quindi lo sguardo e andò ad affacciarsi al parapetto della torre, stringendo gli occhi per mettere meglio a fuoco. “Forse questa la vuoi vedere. Mi sa che sta arrivando una tormenta da ovest.”
“Ah, sì? Interessante” rispose lei, la sua concentrazione altrove, tra i timbri. Avrebbe anche potuto dirgli che c’era un drago che cantava l’opera.
“E com’è scura. Non capisco se sia un temporale. A volte sul lago se ne fanno così.” Rimuginava Aronos, sempre con un tono di voce abbastanza alto da coinvolgerla.
Fu in quel momento che qualcosa scattò nel retro della testa di Kara. Una stranezza. “Aronos, la tormenta sta arrivando da ovest, giusto?”
“Sì?”
“Ma non avevi detto che c’era brezza dal lago, dalla parte opposta?”
“Sì, la sento pure adesso. Ma che vuol di-”.
La voce della giovane guardia venne interrotta da un boato seguito da un feroce ululare. La tempesta era già su di loro. Kara ebbe un sussulto. Guardò su, verso la botola e vide che la luce aveva ora una bizzarra tonalità cremisi.
“Aronos, forse è meglio che scendi.” gridò Kara verso l’alto, sperando di riuscire a sovrastare il furore del vento. Non ricevendo risposta, mise una mano sulla scala a pioli, e provò di nuovo. “Aronos? Aronos!? ARO-” Una forma piombò giù dalla botola, sfiorandola quel tanto che bastava per farla indietreggiare d’istinto, e colpì il pavimento con un tonfo sordo. Kara ebbe un momento di confusione, prima di essere investita dall’orrida realtà. Ai suoi piedi, investito dall’anomala luce che filtrava dalle finestre, giaceva Aronos. Il suo corpo pieno di ferite e abrasioni, le sue vesti lacerate e ricoperte di sabbia rossa, i suoi occhi privi di vita.
“Cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo!” disse di getto mentre si lanciava giù dalle scale, in cerca di qualche superiore. Scese piano dopo piano, nella speranza di trovare un senso a ciò che era appena accaduto.
Alla base della torre la situazione era di puro allarme. Una mezza dozzina di guardie stava prendendo stocchi e picche dalle rastrelliere, o allacciandosi i corpetti di cuoio, sotto le urla del sergente di guardia. Kara gli si parò di fronte. “Che succede? La guardia su…”. 
Il sergente con una faccia che sembrava tagliata nella pietra le rispose lapidario “Succede che la città è sotto attacco. Hai un’arma, ragazza? Sai combattere?” Kara annuì ancora stordita dagli eventi. Una mano sull’elsa del suo stocco. “Bene” fece il sergente. “Una spada in più fa sempre comodo.” 
“Un momento. La sabbia della tempesta… è letale.” ammonì Kara.
“Qualunque sortilegio stiano usando non arriva fino alla strada” la rassicurò il sergente, indicandogli l’uscio della torre dove già si vedevano le guardie che andavano a disporsi dietro la pesante porta di legno rinforzato. 
Kara sgattaiolò fuori guardinga. In cielo la tormenta continuava. Da una certa altezza, intorno al terzo piano dei palazzi, ingolfava tutto di sabbia rossa mulinante. Si dette un’occhiata intorno. Per la strada la gente andava a rintanarsi nei palazzi. Alcuni commercianti stavano tirando dentro le merci in fretta e furia, mentre i più pavidi, o i più accorti, si erano dileguati lasciando i banchi così com’erano. Kara, si posizionò vicino all’angolo con un vicolo e sguainò il suo stocco mentre alcuni metri avanti a lei, le guardie si stavano disponendo intorno alla porta. Le sommità delle torri non erano disponibili, sferzate dalla tagliente bufera, bisognava trovare altri modi per combattere i misteriosi nemici. Fu a quel punto che la porta esplose. Non come una palla di fuoco, che Kara aveva visto dal vivo almeno un paio di volte, ma come cede qualcosa colpito da una mazza. Pezzi di legno saltarono tutt’intorno, come lo sbocciare di un fiore di schegge. Qualcosa, grande come due carri, emerse da quel fiore. Le sue grandi ruote grigie facevano il rumore delle macine di un mulino. Travolse e sbalzò via le guardie come se nemmeno ci fossero. Passò molto vicino a Kara. Lo spostamento d’aria la buttò a terra, facendogli battere la testa. 
“Alzati, Kara. Alzati.” disse a sé stessa e si rimise in piedi, una mano sull’angolo dell’edificio e un’altra a toccarsi la nuca, sentendo l’umido del suo sangue. Qualunque cosa fosse quell’affare, stava ora tirando dritto per la strada principale. Kara non ebbe nemmeno il tempo di vedere se ci fossero superstiti tra le guardie. Un incessante e preponderante rumore di zoccoli al galoppo invase l’area. Ebbe l’accortezza di schiacciarsi sulla parete dell’edificio, coperta dall’angolo. Uno, due, quattro, dieci, decine. Coperti di neri vesti. Scimitarre sguainate. Predoni.
“Ai demoni tutto.” pensò. “Devo andar via di qui”. Raccolse lo stocco e s'inoltrò nel vicolo. Lì i cavalli non potevano entrare. 
La porta sud, dove aveva lasciato il suo destriero era a circa un miglio di distanza. Non c’era niente di certo. Per quanto ne sapesse, poteva già essere caduta anche quella. Ma non aveva scelta, poteva solo andare avanti. Si tenne nelle strade più strette fintanto che poteva, cercando di orientarsi alla buona in una città che conosceva poco. Fortunatamente in giro non c’era nessuno. O almeno così pensava. Un uomo, con uno scrigno in braccio era stato fermato da due bugbear. “Anche questi mostri?” pensò Kara, trattenendo lo schifo e cercando di non farsi vedere. I due rozzi umanoidi dai grandi occhi sembravano soli. Uno dei due spinse l’uomo a terra. Lo scrigno carambolò a terra, aprendosi e spargendo daro d’oro. Kara non aveva nessuna voglia di fare l’eroina, ma erano proprio in mezzo. I bugbear sembravano incantati dalla cornucopia di denari. L’uomo a carponi la vide e incrociò il suo sguardo. Kara gli fece un cenno e, sperando che capisse, balzo fuori brandendo lo stocco con due mani, come un pugnale, e trapassando la gola del bugbear più vicino. Il suo ghigno di trionfo si spense subito: lo stocco era rimasto incastrato nel collo dell'umanoide. L’altro umanoide, senza un minimo di esitazione, si girò verso di lei, alzando la pesante ascia. E poi, con un guaito, si accasciò.
L’uomo aveva capito, e gli aveva reciso entrambi i tendini con una daga. Kara mise un piede sul petto del suo bugbear, fece forza, estrasse lo stocco e lo usò per finire l’altro.
“Grazie per l’aiuto. Credevo di essere spacciato.” disse l’uomo, ancora a terra, rastrellando monete con entrambe le braccia.
“Sto andando alla porta sud. Sai com’è la situazione?” lo interrogò Kara.
“No, non lo so. Io vado al porto.” L’uomo si ritenne soddisfatto della sua opera di recupero, raddrizzò lo scrigno e lo chiuse.
Kara voleva dire quanto le sembrasse assurdo imbarcarsi con una tormenta in corso, ma valutò di aver fatto abbastanza per guadagnarsi l’arcadia. 
Si fece confermare dall'uomo la direzione per la porta e lo lasciò allontanarsi con le sue ricchezze. “Un aureo?” pensò. “No, avrebbe avuto le sue guardie. Probabilmente solo un argentiere senza il senso del pericolo”. Senza perdere altro tempo, scattò verso la sicurezza dei vicoli.
Quando giunse alla porta sud tirò un sospiro di sollievo. La porta era ancora presidiata dalle guardie cittadine. Delle rudimentali barricate erano state erette usando carri e banchi di legno, indice che era chiaro che il nemico sarebbe arrivato anche dall’interno della città. 
La riconobbero quasi subito. D’altronde era la fortificazione da cui aveva iniziato il suo giro. Il suo destriero, le dissero, era ancora lì, sano, salvo e rifocillato. Stavano per portarla alla stalle quando fu raggiunta da un uomo in alta uniforme. Il capitano delle guardie! 
“Signore!” disse ritrovando tutta la forma militare. 
“Soldato, sta lasciando la città?” gli fece lui perentorio.
Kara venne colta da improvviso imbarazzo. “Stava abbandonando la sua gente al loro destino invece di aiutarli?”. Non riuscì a proseguire col suo pensiero. Si udì un sibilo, uno schiocco, e una guardia poco distante da loro si accasciò. Un altro sibilo, un altro schiocco. Questa volta una freccia si appuntò su una delle barricate. Altri sibili e altri schiocchi, in crescendo, come lo scatenarsi della pioggia.
Due guardie alzarono gli scudi a protezione di Kara e del capitano, il quale li condusse più in profondità della fortificazione. Si fermarono davanti alla pesante porta, gemella di quella saltata ad ovest, aperta quel tanto che basta per fare passare una persona a cavallo. E lì, pronto e sellato, il suo destriero.
Kara capì che quello del capitano non era un rimprovero, era una speranza. 
Salì in groppa. Alle sue spalle, le guardie lottavano contro una marea montante di umanoidi. Guardò il capitano. “Signore, ma voi… la guardia…”.
“La guardia è dove deve stare”. Rispose lui. “Tu vola, ragazza. Vola! Devono sapere! Avverti tutti!”
“Tutti, signore?”
“Tutti. Le Contee, gli elfi, Glantri, Karameikos. Siamo tutti in pericolo.” e senza aggiungere altro colpì il cavallo di Kara, facendolo partire al galoppo.
Per le prime miglia non ebbe nemmeno la forza di girarsi. Quando lo fece, vide Akesoli, il diamante d'occidente, oppressa nella morsa della terribile bufera cremisi.
“Tutto l’aiuto possibile… Ma chi può fermare una cosa simile?”

(Immaginate che ci sia scritto Gruppo Storico. Ho provato con l'IA, ma mi ha portato a spasso senza frutto)

giovedì 16 ottobre 2025

Non vi si può mai lasciare soli (Karameikos in Fiamme, parte 1)

 

Data di gioco: 11 Yarthmont [5] 1003 DI - 15 Yarthmont [5] 1003 DI
Data reale: Maggio 2013 - Agosto 2013
Fonte: creazione del GM
Formazioni: 6.1
Antefatto: intrappolati per 6 mesi nella distorsione temporale di un castello alphatiano, il gruppo rientra a Specularum con i soliti mezzi magici. 
Motivazione: Inizialmente semplicemente tornare a casa, poi capire cosa sia successo a casa.
Svolgimento: l’azione riprende direttamente da dove avevamo lasciato i nostri eroi l’avventura precedente, nel confortante atto che chiude e suggella la maggioranza delle loro imprese: il teletrasporto a casa. 
Nel mondo reale nel frattempo erano passati più di 6 mesi. Il tempo necessario perché completassi con la mia proverbiale celerità il capitolo successivo della campagna
Insomma, Sweet Home Specularum. Questa volta, però, l’anelito al riposo e alla familiarità viene subito infranto. Il gruppo riappare in un ambiente che è chiaramente la stanza laboratorio di Aleksiev a Castel Karameikos, ma questo è tutto ciò che rimane. La stanza è completamente spoglia, le finestre sono state murate e rimane solo una stretta e sbarrata feritoia orizzontale, la porta di legno è stata sostituita da una completamente di metallo. Come se non ciò non fosse abbastanza, la stanza è completamente permeata da un campo anti-magia, rendendo vano qualunque ausilio magico (Sì, lo so. Non ci si può teletrasportare dentro un campo anti-magia. Ma stavamo usando le regole dell’Hero System all’epoca, e per come avevo formalizzato certe cose, si poteva fare).
I nostri eroi non si perdono d’animo e, come è loro consuetudine, prima di usare le maniere forti, decidono di usare quelle fortissime, quindi si scagliano con tutto ciò che hanno contro la porta. Ma è tutto inutile. Privi di magia non riescono a scalfirla. Facendo un gran baccano riescono ad attirare l’attenzione di una guardia che gli conferma con scherno che sono in prigione per volontà del Duca in quanto traditori della corona. Spiazzati ancora di più, si ricordano del richiamo per le tortorelle di Scintilla e lo usano per inviargli un messaggio. 
Le ore passano con il loro carico di domande per questa situazione anomala. A sera inoltrata, Aleksiev e Frollo vengono convocati dal Duca. Uno Stefano III insolitamente cupo accoglie freddamente i due. Li mette al corrente di un tradimento da parte della duchessa e da Adriana senza scendere nei dettagli. Aleksiev e Frollo in ceppi provano ad argomentare e capire, ma il duca spazientito non sembra volerli ascoltare. Mette mano sull’elsa della sua spada, come a volerla estrarre. Solo l’ingresso improvviso del castellano Garnelios lo interrompe. Principe e mezzuomo vengono riportati in cella.
Sarà lo stesso castellano a liberare il gruppo passata la mezzanotte, dicendogli di seguirlo se vogliono vivere. Garnelios riesce a portarli fuori aggirando in modi più o meno evidenti le guardie. Fuori li attende una carrozza e Scintilla in persona. Il re dei ladri ha ordito rapidamente tutto questo dopo aver ricevuto il loro messaggio. Garnelios è un suo alleato in questi tempi bui. La carrozza li porterà in un luogo sicuro e ora sono da considerarsi pari dopo gli avvenimenti della volta scorsa. Detto questo, Scintilla si dilegua mentre la vettura scarroccia per le vie di Specularum fino ad arrivare alla dimora del Ministro Bartran Cordelius. E qui devo fare ammenda, essendo incappato nella classica cecità da master di non capire che avere due PNG con nomi molto simili così ravvicinati avrebbe generato quel classico misto di ilarità e confusione. Tant’è che ancor’oggi i giocatori si confondono tra Garnelios e Cordelius, se non proprio li mischiano o ne inventano di assonanti.
Il rotondo e noioso ministro accoglie i nostri eroi e li mette al corrente di tutto ciò che è accaduto in loro assenza. Qualche giorno dopo la loro partenza, precipitano le condizioni del patriarca Jowett della Chiesa di Karameikos, che già da qualche tempo soffriva di una strana debolezza, che poco dopo muore. L’elezione per il nuovo patriarca vede contrapporsi due candidati di filosofia opposta: Halaran e Oderbry. La spunta Oderbry, grazie al voto a sorpresa di un vescovo che tutti davano per sostenitore dell’avversario e che poi scompare. I sostenitori di Halaran chiedono di sospendere l’elezione fino a che non si sia accertato che fine abbia fatto il vescovo, ma Oderbry li accusa di voler interferire con un voto regolare e procede alla propria investitura. Il nuovo patriarca mette subito in atto una nuova dottrina sciovinista e discriminatoria. Halaran e i suoi sostenitori disobbediscono. Oderbry chiede al Duca di intervenire ma Stefano rimane neutro. Allora Oderbry ritira il cappellano ducale dal castello e decide di fare da sé, scomunicando Halaran e tutti i suoi. E’ scisma. Le due fazioni si fanno chiamare Ortodossi, i fedeli ad Oderbry, ed Eterodossi, i fedeli ad Halaran, La tensione sale e gli scontri tra le due fazioni aumentano in tutto il regno. Nel frattempo il Duca comincia a comportarsi stranamente. Afferma di aver ricevuto notizie della ricomparsa di Aleksiev e compagni sull’Isola del Terrore e invia Hyraksos a cercarlo con una spedizione di cui non si è più saputo nulla. Successivamente i suoi giudizi diventano mano a mano sempre più palesemente parziali nei confronti dei traladarani. Quando Cordelius glielo fa notare, Stefano lo licenzia e lo sostituisce con un suo sottoposto traladarano. Ma saranno gli avvenimenti di Kelvin a far precipitare definitivamente le cose. I cavalieri dell’Ordine del Grifone della città si ribellano al barone Desmond, eterodosso, e lo uccidono. La guardia cittadina, guidata da un misterioso nobile locale noto solo come “Il Conte”, reagisce trucidando tutti i cavalieri ed eleggendo il Conte per acclamazione. Giunta la notizia a Specularum, Stefano decide di riconoscere l’autorità di questo Conte e, quando la duchessa chiede spiegazioni, la fa imprigionare insieme al resto della famiglia. Sarà solo grazie al sacrificio di Teldon e di Alexius Korrigan che la duchessa e i suoi tre figli riescono a lasciare la capitale, e dopo varie peripezie, riparare a Thyatis. Viene fatta girare la menzogna che la duchessa volesse usurpare il trono del marito e da allora il Duca ha cominciato a regnare in modo sempre più parziale e intransigente. Insomma, il regno è spaccato e in preda al caos. Altro, il povero burocrate non sa dirgli, se non che Adriana Karameikos sia rientrata da Thyatis con dei rinforzi  e si sia attestata a Rugalov con una specie di resistenza.
Parzialmente stordito da questo imponente info-dump, il gruppo sceglie di non perdere tempo e partire subito alla volta di Rugalov, visto che i Karameikos di lì, quantomeno, non dovrebbero volere la loro pelle. Riescono ad arrivare giusto giusto ad accamparsi a Krakatos, dove rilevano la diroccata città emani una vaga e diffusa malvagità. Andando via Frollo scorge uno scheletro trasportare una pietra da costruzione, ma non gli dà molto peso.
Malgrado la stanchezza, continuano il viaggio e faticano a riconoscere il granducato a loro caro nella sporadica devastazione visibile intorno a loro: case e locande bruciate, campi abbandonati, cadaveri lasciati esposti vicino alla strada. Durante una breve sosta in uno delle locande superstiti, incappano in un gruppo di quei fanatici dei Figli di Halav armati fino ai denti e che riescono a scrollarsi di dosso solo grazie ad Aleksiev che gioca sulla loro venerazione per il padre. 
Giungono infine a Varna, il possedimento della famiglia Meridion, e qui la tensione si allenta, benché le recenti fortificazioni fanno intuire che i problemi siano arrivati anche qua. La serenità di trovarsi in terre amiche li sprona a procedere a tappe forzate fino a raggiungere Rugalov, anch’essa trasformata in questi ultimi 6 mesi. Qui ritrovano finalmente Adriana, la sorella di Aleksiev, e tutta una serie di inaspettati alleati: i fratelli della duchessa, Claudius e Augustus Prothemian, venuti ad aiutare con i loro reggimenti personali, nonché Damian, il fratello minore del Duca Stefano e appartenente al misterioso corpo dei Forestali della foresta Vyalia. 
Un piccolo inciso, come i più scaltri di voi avranno già intuito dal barocco proliferare di fazioni e famigliari, avevo decisamente tronodispadizzato la campagna. D’altronde ero reduce dalla lettura di tutti i libri usciti all’epoca e la serie TV stava facendo sfracelli. Tuttavia, come leggerete più avanti, non mi ha mai retto la pompa di essere crudele come Martin. Però, almeno io la campagna l’ho finita di scrivere. 🎤🠋
Adriana ragguaglia il gruppo sul resto della situazione. La duchessa è rimasta a Thyatis con Valen, il figlio minore; La Soglia al momento è assediata dalle forze degli Ortodossi e dall’esercito del regno; la baronia dell’Aquila Nera si accinge ad attaccare Luln; Martius, dati i suoi legami con la cittadina, è assente proprio perché è partito qualche giorno prima per dare il suo contributo alla loro difesa. Aleksiev ha giusto il tempo di battibeccare col maggiore degli zii, che intende spingere il suo approccio pragmatico e militare, quando il nano Dwalic lascia cadere lì una frase del tipo “Uh, questa storia di Martius da solo in battaglia mi ricorda il sogno che feci legato alla profezia”. Ricevendo sguardi sbigottiti e incredule domande, il biondo semiumano rincara: “Ah, non ve l’ho mai raccontato? No, mi sa di no.”
Insomma, nel sogno legato alla profezia che aveva spinto Dwalic a cercare il gruppo, c’era un avvertimento, neanche tanto metaforico, che Martius avrebbe fatto una finaccia. Questa infausta, e tardiva, previsione è sufficiente per spronare con ancora più foga Massimo che già voleva riunirsi al fratello. Il resto del gruppo segue, verso Luln. Verso la guerra. 

mercoledì 1 ottobre 2025

Mystara News: Inverno 1005DI

 

E’ guerra! Gli imperi si mettono in marcia. 

L’imperatrice Eriadna ha sconvolto tutto il Mondo Conosciuto con il lungo discorso col quale ha dichiarato guerra ai principati di Glantri come inevitabile conseguenza degli incidenti e delle tensioni cresciute negli ultimi anni. A breve giro, l’impero di Thyatis e i cavalieri Heldannici hanno dichiarato a loro volta guerra all’impero di Alphatia, pur senza confermare una formale alleanza con Glantri. La notizia ha gettato nello scompiglio la maggior parte delle nazioni del continente. Regna l’incertezza mentre le macchine da guerra dei due imperi si risvegliano lente ma inesorabili e i principati si arroccano nelle loro posizioni. I cavalieri heldannici, dal canto loro, hanno subito marciato verso nord, mettendo pressione all’Heldland e alle città libere, con chiara intenzioni di proseguire verso il protettorato alphatiano del Norwold.


L’Orda di Thar invade i khanati di Ethengar

Un’orda come non se ne vedevano da almeno due secoli è sciamata dalle Terre Brulle invadendo le steppe di Ethengar. Erano almeno due decenni che negli ambienti militari del Mondo Conosciuto si discuteva di quanto una nuova aggressione umanoide fosse prossima. Negli ultimi mesi l’intensificarsi degli scontri ai confini delle Terre Brulle avevano fatto intendere che qualcosa stesse succedendo, ma tutti gli occhi erano sempre stati puntati a sud, verso la fertile e ricca Darokin. Gli sporadici resoconti che giungono dai khanati parlano di decine di migliaia di orchetti, goblin e hobgoblin ovunque, con alla loro testa il famigerato Thar. La devastazione sembra per il momento limitata grazie al peculiare stile di vita ethengariano, molto mobile e votato alla battaglia. Le forze del Khan stanno già contrattaccando.


Complotto getta nello scompiglio le Gilde di Minrothad

Agenti sotto copertura infiltrati nella gilda Corser hanno tratto in arresto un uomo accusato di star organizzando un attentato al capogilda regnante Oran Meditor. L’uomo, un glantriano versato nelle arti arcane e dipendente dei Corser da anni, sembrerebbe anche collegato al precedente tentativo di uccidere il capogilda regnante quasi 10 anni prima. Hildric Vendor, il capogilda Corser, ha respinto qualunque insinuazione di coinvolgimento, dichiarando di essere estraneo ai fatti e disposto a farsi scrutinare anche con mezzi magici. Sulla presenza del cospiratore tra i ranghi della sua gilda, ha aggiunto che è normale nella Minrothad odierna affidarsi ad estranei, tant’è che  gli agenti stessi sono forestieri, e che i magistrati farebbero meglio a controllare che non ci siano legami con i regni coinvolti nel conflitto appena scoppiato.


Una grande scoperta genera attriti a Karameikos

Dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi, un'altra questione sembra destinata a disturbare la quiete nell’isolata e industriosa cittadina di La Soglia. Poco prima dell’inizio dell’anno la Gilda dei Maghi era arrivata da Specularum con un folta delegazione seguita da numerosi portatori e uomini di fatica. La curiosità nell’insediamento lacustre salì subito alle stelle, ma nessuno all’interno della spedizione lasciava trapelare nulla sugli obiettivi dei maghi venuti dalla capitale. A rivelare il mistero ci ha pensato la curia locale della Chiesa di Traladara che il giorno della partenza dei maghi, li ha bloccati, impedendogli di lasciare la città. Indiscrezioni vogliono che la Gilda sia intenzionata ad esplorare una valle leggendaria nascosta tra le montagne a nord e scoperta da poco, sembra con l’aiuto degli eroi del regno. Il sacerdote anziano della Chiesa di Traladara ha però dichiarato che quella valle è considerata sacra dai loro immortali e che quindi è loro compito visitarla per primi. Il barone Halaran è intervenuto vietando ad entrambi le parti di proseguire, cosa che è servita marginalmente a raffreddare gli animi. Si prevede che la questione ritorni ad intensificarsi con il disgelo a primavera.


domenica 21 aprile 2024

Il Castello Fuori dal Tempo

 

Data di gioco: 9 Eirmont [11] 1002 DI - 11 Yarthmont [5] 1003 DI

Data reale: Marzo 2012 - Ottobre 2012

Fonte: creazione del GM

Formazioni: 6.1

Antefatto: il duca Stefano, per ringraziarlo dei molteplici servigi resi, assegna come possedimento a Massimo il forte Koriszegy e le terre intorno. Conscio dell’inquietante fama dell’edificio, il paladino si reca dal principe per chiedergli aiuto nel liberarlo. Aleksiev, tuttavia, ha altre intenzioni. Il volumetto caduto da quell’apprendista vagante qualche giorno prima non era nientemeno che un diario del giovane Mekrital. Aleksiev, dopo averlo febbrilmente letto da copertina a copertina, crede di avere abbastanza indizi per trovare il vecchio laboratorio dell’illusionista, che, sorpresa delle sorprese, pare sia alle Cinque Contee. Cogliendo la palla al balzo della richiesta dell’amico, Aleksiev gli propone di accompagnarlo nella terra dei mezzuomini, lui in cambio lo aiuterà, come da sua richiesta, al ritorno. A stretto giro vengono coinvolti tutti gli altri. Frollo è diffidente dell’interesse del principe per le contee ma non se la sente di farsi sfuggire un’altra occasione per visitarle; Dwalic li seguirà perché glielo intima la profezia; Florin non dice mai di no ad un bel viaggio. Mancherà tuttavia padre Martius. Degli impegni improrogabili della chiesa lo trattengono.

Motivazione: per Aleksiev, cercare il laboratorio del giovane Mekrital; per Massimo, uno scambio di favori con un amico; per tutti gli altri, locura in mezzo agli halfling.

Svolgimento: l’inizio di questa avventura segna una variazione nella gestione dei giocatori. Già da qualche tempo, avendo cambiato città, stavamo sperimentando il gioco a distanza col giocatore di Martius. La resa non era proprio il massimo della vita. Le voci degli altri giocatori intorno al tavolo gli arrivavano confuse se a malapena si sovrapponevano, il suo volume sembrava non essere mai sufficiente e quando parlava non riceveva proprio il nostro parlato. Cosa che gli permetteva di lanciarsi in lunghi monologhi indisturbato per la “gioia” degli altri giocatori. Quindi, per alleggerire la nuova situazione, avevo ideato lo stratagemma dell’arma parlante. Ecco perciò Martius che non si unisce alle scorribande del gruppo chiamato ad altri impegni e il bardo Florin scopre che il suo nuovo stocco, quello donato da Scintilla, è in grado di parlare. La formazione passa alla 6.1.

Con questo assetto il gruppo lascia Specularum in nave alla volta di Shireton, la capitale delle Cinque Contee. La vivace città offre svago e colore ai personaggi per un paio di giorni - soprattutto a Florin, che si lascia trascinare in una notte di bagordi indimenticabile - giusto il tempo per Aleksiev di rintracciare il paese nominato nel diario di Mekrital: Fogliardente. A questo punto non ricordo bene, ma mi pare chiaro che Aleksiev abbia scoperto le carte e detto agli altri il vero motivo del viaggio. Il viaggio verso il paese è tranquillo e Fogliardente non è di meno bucolico e accogliente del resto delle contee halfling. Aleksiev indaga un po’ alla locale locanda del Mago Bianco, scoprendo che è pieno di avventori maghi e il padre del proprietario, si ricorda benissimo un umano che corrisponde alla descrizione dell’illusionista thyatiano. Purtroppo, nessuno sa dove fosse di casa. Sembrano aver raggiunto un vicolo cieco. I personaggi stanno valutando di esplorare i dintorni palmo a palmo, quando li avvicina un losco umano, che dice di aver sentito ciò che cercano e di poterceli portare previo pagamento. Decidono di accettare la proposta del tizio e il giorno successivo insieme a lui partono. Non devono muoversi di molto, il laboratorio si trova qualche miglio fuori il paese, protetto da un incantesimo distorci percezioni come quello che grava su Gereth Minar. Superato l’incantesimo, grazie ad una corda tesa in precedenza dal figuro, da seguire senza mai distogliere lo sguardo, eccoli di fronte all’antico laboratorio di Mekrital: un cottage a due piani dall’aspetto solido ma che tradisce il lungo abbandono. Senza perdere ulteriore tempo, Aleksiev paga il tizio e gli dà un bonus se promette di tenere la bocca chiusa e procurargli un carro, poi tutti iniziano ad esplorare l’edificio. Non ci vuole molto per trovare, dietro qualche altra illusione protettiva, il laboratorio vero e proprio nel piano interrato. Il principe comincia a riempirsi la borsa dei tomi presenti, ma la curiosità degli altri è attratta da un’ulteriore porta, al di là della quale sembra essere una normalissima stanza da letto con un’altra uscita. Una volta entrati, il nano Dwalic, tramite la sua connaturata sensibilità nanesca, ha una stranza sensazione: se prima erano sottoterra, adesso sono qualche decina di metri da suolo. Non fa in tempo a finire di comunicare ciò, che la porta, che da questo lato sembra in tutto e per tutto un armadio, esplode in una nube di fiamme, al cui centro risulta visibile per un brevissimo istante il tizio losco con la faccia letteralmente deformata da un ghigno malefico.

Ormai bloccati, al gruppo non rimane che proseguire con l’esplorazione. La prima cosa che salta adesso all’occhio, è che la stanza ha anche una finestra. L’unica cosa visibile, però, è una strana barriera energetica violacea ad un paio di metri che saggiamente preferiscono non toccare. Fuori dall’unica porta rimasta c’è un ampio corridoio. Sembra di stare in tutto e per tutto in un grande palazzo. Dopo qualche minuto, finalmente incontrano qualcuno, ma è uno zombie. Abbattuto il mostro, deducono dalle sue fattezze e dal vestiario che si tratti di un alphatiano. Continuano ad incontrare zombie mano a mano che procedono, fino ad arrivare ad una grossa stanza dove un grande numero di non morti si accalca contro qualcosa di non ben definito al centro. Dopo una rapida piazza pulita dei non morti, si scoprono una mezza dozzina di giovani ragazzi dietro un campo di forza. I giovani indossano le stesse vesti degli zombi e sono chiaramente alphatiani. Superata l’iniziale diffidenza, il gruppo riesce a parlargli, riuscendo a fare un po’ di luce su dove sono finiti.

La struttura dove si trovano è il castello di Grayfille, e sì, si trovano effettivamente in pieno territorio dell’impero alphatiano, a decine di miglia di distanza dal più vicino centro abitato. Castel Grayfille viene usato come una specie di accademia e laboratorio dall’omonima nobile famiglia per studiare la magia senza interferenze esterne. Malgrado ciò, degli estranei, non si sa come e non si sa perché, si sono introdotti nel castello e hanno, evidentemente, cominciato ad uccidere e tramutare in zombi chiunque si trovasse di fronte. Gli intrusi non sono tuttavia riusciti ad impedire che scattasse l'incantesimo di protezione d’emergenza del castello (la barriera viola). I giovani, degli apprendisti, sono riusciti a salvarsi unicamente lanciando il campo di forza da una pergamena e ora ne sono intrappolati fino al termine dell’incantesimo. Cosa gli intrusi cerchino non è dato sapere. Forse l’accesso al laboratorio principale, ma gli unici in grado di oltrepassare tutte le protezioni sono l’assente lord del castello e il suo Primo Assistente Makrel.

Con queste informazioni, il gruppo si muove come un sol uomo al piano terra, pensando di chiudere velocemente la questione ed invece trovandolo infestato da massicci golem di pietra. Successivamente trafugano un armadietto di liquori e forse anche in preda all’ebbrezza, provano ad accedere al laboratorio dal piano superiore sfruttando i poteri geomantici di Dwalic. Purtroppo questo tentativo s’infrange contro le imponenti difese magiche della stanza. Dopo aver subito un agguato da inquietanti esseri d’ombra dalla foggia demoniaca, Aleksiev decide di mettere i suoi compagni al corrente di tutta la storia dietro al diario di Mekrital: il rapporto sentimentale del mago con la misteriosa Gelatina, il ruolo che aveva 40 anni fa ella come Primo Assistente in quello che è probabilmente lo stesso castello in cui si trovano e gli avvenimenti poco chiari successivi.

Convinti quindi a seguire questa pista, tornano di nuovo dagli apprendisti, chiedendogli dove poter trovare dei registri. I ragazzi li indirizzano verso la biblioteca principale e lì, il gruppo, trova un ulteriore sorpresa. La stanza è gremita di una cinquantina di zombi in adorazione di un uomo assiso su un trono improvvisato accatastando la mobilia della biblioteca. Il “capo degli zombi” indossa vesti simili a quelle degli apprendisti ma con fregi aggiuntivi e ordina immediatamente agli zombi di attaccare. Lo scontro volge rapidamente a favore del gruppo che, grazie anche ad una combo casuale, riesce a bloccare il capo, il quale si rivela essere nient’altro che Makrel, il Primo Assistente, controllato mentalmente dagli intrusi.

Rinsavito il Primo Assistente, i PG riescono ad ottenere da lui altre risposte. Purtroppo non sa nulla riguardo gli intrusi, essendo stato colto nel sonno, mentre dei precedenti Primi Assistenti, ricorda una storia di uno di loro scomparso anni fa, ma la considerava una sorta di leggenda per spaventare chi fosse troppo ficcanaso. Racconta che il lord attuale non bada molto alle ricerche del castello, a differenza del padre, che però scomparve anche lui durante un esperimento magico tre anni prima. Sul resto, come la natura di questi esperimenti e ricerche, Makrel non si sbottona, non fidandosi dei PG. Però conosce un modo per neutralizzare i golem: un turibolo incantato tempo addietro per un altro esperimento. Invita quindi i PG a recuperarlo, mentre lui rimane ad incantare il carbone per farlo funzionare correttamente.

Il compito viene risolto in breve tempo, pur dovendo passare attraverso un ulteriore scontro con i demoni composti d’ombra. Il turibolo viene alimentato e i golem come previsto si bloccano, permettendo ai nostri eroi di scendere finalmente al piano terra e a Makrel di cominciare a sciogliere una ad una le difese del laboratorio principale. Due golem, però, sono sfuggiti all’effetto bloccante e corrono incontro al gruppo. Fortunatamente, la presenza di spirito del nano li blocca con un muro di ferro e, finalmente, riescono ad accedere al misterioso laboratorio.

Nel frattempo, in the real world, perdiamo un pezzo: Simone lascia il gruppo. Il prode paladino Massimo viene così preso in carico dalla new entry Emiliano, in attesa che la storia arrivasse al punto giusto in cui avesse senso l’avvicendamento col suo nuovo personaggio. Si rimane pertanto con la formazione 6.1. Guadagnato l’agognato accesso, dinnanzi a loro si staglia uno spettacolo inquietante. Il laboratorio è un ampio ambiente ricolmo di oggetti e strumenti necessari alla ricerca magica, ma la sua parte centrale è completamente occupata da un bizzarro dispositivo circondato da quelli che, mancante una migliore descrizione, non possono che essere definiti dei cultisti, impegnati a recitare una cantilena dal suono blasfemo. Al centro del dispositivo, avvolto da una fluida energia celeste, Wazor, l’infido sacerdote (sì, qui era sicuramente un chierico) di Alphaks già incontrato in passato.

Subito Makrel viene messo fuori combattimento da un attacco psichico proveniente dai cultisti, mentre Wazor con tutta calma si diletta a deridere i PG. Gli rivela che lui è lì per compiere una grande missione per conto del suo immortale e che ormai non possono più fermarlo. Il dispositivo è già in azione e le sue protezioni arcane lo rendono invulnerabile a qualunque cosa possano inventarsi. Una volta terminata l’attivazione, lui sarà altrove e il castello si disintegrerà senza lasciare traccia. Solo il lord e il Primo Assistente avrebbero potuto fermare il dispositivo, ma Makrel non può più aiutarli. Il loro coinvolgimento in questa storia, che inevitabilmente li porterà alla morte senza possibilità di recupero, è un favore fatto a dei suoi sodali, sempre al servizio del suo signore immortale.

Malgrado questa sentenza apparentemente ineluttabile, il gruppo entra in azione, ingaggiando i cultisti, vedendo di riuscire a far rivenire Makrel, o provando a danneggiare il dispositivo. Florin, trova quella che sembra una console di comando, fatta di gemme, cristalli e simboli runici. Tutto troppo complicato e sconosciuto per capirne qualcosa anche solo istintivamente. Quand’ecco che Occhio del Vortice, il suo fido stocco parlante col quale stava ancora prendendo confidenza, gli suggerisce precise istruzioni. Il bardo, non avendo nulla da perdere, inserisce la sequenza sulla console. E’ un attimo. Il ronzio del dispositivo cambia tonalità e comincia ad affievolirsi, mentre la corazza energetica di Wazor si increspa di fulmini. Il sacerdote di Alphaks fa in tempo a chiedersi incredulo come tutto ciò sia possibile che la sua voce viene stirata in un terrificante urlo di dolore mentre la luce con un ultimo lampo lo inghiotte. Florin, ancora incredulo, chiede ad Occhio del Vortice come facesse a conoscere l’esatta sequenza. Lo stocco risponde semplicemente che se lo ricordava, anche se non saprebbe dire dove e quando lo ha imparato. Mentre rimugina su tutto ciò, il bardo non può fare a meno di notare che nelle incisioni nel muro dietro la console è incastonata una pietra che sembra in tutto e per tutto identica a quella nell’elsa di Occhio del Vortice…

Raccolti i cocci e recuperato Makrel, ai PG non rimane che attendere che la barriera protettiva del castello, ora che non ci sono più minacce, cessi per poter tornare a Karameikos. Così avviene poco dopo. Fuori dal castello, il gruppo fa la conoscenza con Ivandar il lord del castello, con le forze della propria casata che aveva raccolto nel caso la situazione fosse stata irrecuperabile. Ivandar non mostra di essere particolarmente grato a questi estranei e si mantiene comunque evasivo su che tipo di ricerche si compiessero al castello. Per toglierseli di torno, spazientito, gli ricorda che forse c’è qualcuno a casa che li aspetta con preoccupazione, visto il tempo che è passato. Perché la barriera protettiva rallenta il tempo al suo interno, per permettere a chi è fuori di prepararsi ad ogni evenienza. Perciò, se per loro all’interno è passato a malapena un giorno, fuori, sono passati 6 mesi!

Con questa sorprendente rivelazione e con un misto di bestemmie e maledizioni, si teletrasportano a Specularum.

lunedì 12 febbraio 2024

Mystara News: Autunno 1005DI

 

Brucia la flotta volante alphatiana

La caccia agli uomini responsabili dei roghi ai templi di Asterius della passata stagione ha avuto un risvolto drammatico. Dopo settimane di ricerche, i colpevoli erano stati individuati in un gruppo di mercenari glantriani e braccati per settimane nei territori imperiali. I criminali, sfuggiti per un pelo più di una volta alla cattura, erano stati infine accerchiati in un edificio di Aasla, nei pressi del porto della città. La guardia cittadina era pronta ad entrare nell’edificio, anche con supporto arcano, quando una delegazione della locale congrega di Asterius ha chiesto di parlamentare con i mercenari. E’ stato in quel momento, sfruttando la presenza dei sacerdoti, che i glantriani sono riusciti a forzare l’accerchiamento e compiere una disperata fuga verso i moli. Ciò che è accaduto successivamente è ancora poco chiaro e sotto indagine dai magistrati imperiali. Sembra che i mercenari si siano impadroniti di una nave volante e abbiano incendiato altre imbarcazioni per coprirsi la fuga. Il fuoco si è presto esteso ad altre imbarcazioni, ai moli e ai magazzini, fino a giungere alla darsena militare. Testimoni oculari riportano di aver visto elementali del fuoco di varie dimensioni all’opera, dando sostanza all’ipotesi di intervento magico e quindi ad un attacco organizzato piuttosto che ad un semplice incidente. Non è chiaro se i colpevoli siano riusciti a fuggire o abbiano perso anche loro la vita nell’incendio.

Le fiamme sono durate per tutta la notte prima che il corpo degli idromanti urbani riuscisse a domarle, colpendo anche i quartieri limitrofi al porto. Il bollettino dei danni è disastroso: centinaia di morti e feriti e la distruzione della principale flotta volante imperiale e di tutte le strutture militari e civili portuali. 

Riappare il pirata Turner Mozzadita

Alcune imbarcazioni mercantili hanno riportato di essere state abbordate e depredate dalla ciurma del famigerato capitano pirata Turner Mozzadita.

Turner era scomparso dal Mare del Terrore poco più di 4 anni fa, dopo che per almeno un decennio aveva terrorizzato e dominato i mari da Sind all’Isola dell’Alba, al punto da essere considerato il più potente tra i cosiddetti baroni dei pirati. Le marine dei vari regni erano giunte alla conclusione che il pirata si fosse ritirato a godersi le sue ricchezze o fosse rimasto vittima di un regolamento di conti con qualche altro prominente pirata.

Il ritorno della Saetta Blu, la nave di Turner, nei mari del Mondo Conosciuto pone inquietanti interrogativi per il tempo a venire. Cosa ne è stato del pirata fino ad ora? Si prepara una guerra tra pirati nel mare del Terrore? Ci saranno ripercussioni per il commercio marittimo?

Blitz contro le società segrete ad Ochalea

Le guardie della guarnigione di Beitung hanno compiuto un'eccezionale retata contro vari covi di cospiratori. La diffusione di società e fazioni che agiscono illegalmente in segretezza con l’intenzione di minare l’ordine costituito è storicamente uno dei grandi problemi del granducato insulare. Molte di queste organizzazioni criminali hanno origine in culti di immortali entropici o puntano a influenzare la vita politica di Ochalea tramite il ricatto, l’intimidazione e l’assassinio. Con grande sorpresa dei magistrati imperiali è stata identificata una nuova organizzazione nel cui covo sono stati rinvenuti audaci piani che prevedevano l’omicidio del senatore Chong Li-Yi, membri del suo entourage e altri nobili minori. Gli uomini arrestati hanno resistito fino alla morte e i successivi tentativi di interrogare le salme sono risultati infruttuosi. Unico indizio: tutti possedevano un tatuaggio di un fiore rosso.

Misterioso ritrovamento a La Soglia

La vivace cittadina nel nord di Karameikos è un’altra volta sconvolta da un avvenimento bizzarro, a soli pochi mesi dall’apparizione di una specie di drago durante un incendio nella parte vecchia. Alcuni pescatori hanno trovato nelle loro reti invece dei soliti lavarelli o di qualche altra delizia lacustre, quattro corpi senza vita. Le caratteristiche insolite delle salme ha permesso alla guardia cittadina di risalire con una certa approssimazione all’identità dei deceduti. Sembra si tratti di un gruppetto di mercanti hattiani dell’impero di Thyatis che si erano stabiliti in città con l’intenzione di aprire una base commerciale per la loro casata. Ignoto il movente del multiplo omicidio, anche se si ritiene probabile che possa essere stato un tentativo di rapina andato a male.

venerdì 30 giugno 2023

Mystara News: Estate 1005DI


Ancora incidenti e tensioni tra Glantri e Alphatia

Un maniero nel principato del Klantyre a Glantri è stato completamente distrutto da un feroce attacco da parte di elementali dell'aria. Nell'attacco hanno perso la vita il signore del possedimento con tutta la sua famiglia e parte della sua corte. Quello che a prima vista sembrava un incidente grave, ma non impossibile nei principati, è diventato questione di prim'ordine quanto si è scoperto che il nobile era il diplomatico rimasto coinvolto nella strage a Sundsvall e poi fuggito. 

Il consiglio dei principi ha condannato l'evento, parlando di probabile azione ritorsiva alphatiana, senza accusare direttamente l'impero. Da parte loro, gli alphatiani non hanno risposto. La situazione sembrava avviata a stemperarsi, quando è intervenuto l'imperatore Thincol in persona, dichiarando che Thyatis biasima gli arroganti tentativi alphatiani di proiettare la propria influenza e che, dovesse ripetersi, non resterà a guardare.


Nuovi Equilibri a ovest

La situazione sembra essere tornata stabile nel regno di Sind. Benché ancora in buona parte occupato dalle forze di Hule, un nuovo Marajah è stato incoronato: Kirtan Ul Nervi, fratello minore del precedente marajah, di cui si sono perse le tracce. Il nuovo Marajah aveva già preso il posto del fratello subito dopo l'invasione da parte della teocrazia di Hule. Con questa cerimonia il passaggio è stato reso ufficiale con il suggello dei rajah dei singoli mumlyket - compresi coloro non occupati da forze straniere - che durante il ricevimento hanno giurato fedeltà al nuovo signore. Presente alla cerimonia anche Alrethus, il portavoce del Sovrano di Hule. 

Kirtan Ul Nervi, davanti all''enorme folla che si era assembrata davanti al Gran Palazzo di Sayr Ulan, ha pronunciato un discorso di speranza e di riscossa per il regno, grazie anche ai nuovi amici huleani. Ha altresì teso la mano ai jaibuliti, dicendo che con la fine dei maghi neri, è il momento di fare tornare Sind un unico grande regno.

Un appello che per il momento non ha suscitato reazioni nel rajahstan ribelle. Dopo varie settimane di discussioni è entrato in funzione il nuovo governo, dichiarato provvisorio dagli stessi proponenti. Un'assemblea permanente di rappresentanti delle caste vaglierà le azioni di un consiglio interno e di un reggente. Il primo reggente del nuovo corso di Jaibul è stata nominata, senza molte sorprese, Timingila Uma, la leader della resistenza.


Corsa alle Terre Selvagge Settentrionali

Una fazione degli Alti Signori di Wendar ha lanciato una campagna per occupare le roccaforti abbandonate nelle Terre Selvagge Settentrionali. Questa iniziativa è partita mentre i lavori per la ricostruzione dell'antica città di Amoleth, che aveva fatto tanto clamore lo scorso anno, è ancora in corso. La mossa è stata considerata il segno di una lotta di potere in seno agli Alti Signori che fino ad ora si erano dimostrati compatti nello sfidare gli ordini del Re. Dalla corte di Gylharen non sono arrivati ordini ma solo un monito come questa fame di terre e onori stiano mettendo in pericolo l'unità del regno, esponendolo alle macchinazioni dei suoi nemici più abietti.


Templi di Asterius in fiamme

Nelle ultime settimane la chiesa di Asterius ad Alphatia è stata colpita da incendi dolosi che hanno danneggiato o distrutto numerosi dei templi del culto. Mentre l'Alto Sacerdote della congrega alphatiana ha invitato alla prudenza, le autorità imperiali si sono subito lanciate in una strenua caccia ai responsabili. Particolare attenzione è stata posta alla comunità straniera, vista come potenziale riparo per agenti provocatori di regni avversari. Il principe Zandor in persona ha detto che è ora che l'impero torni a farsi rispettare e ha annunciato che per i colpevoli saranno previste pene esemplari.